Autore Franceschi, Enrico
Titolo Studii teorico-pratici sull'arte di recitare e di declamare
Luogo di Pubblicazione Milano
Anno 1857
Editore Silvestri
Edizione I
Numero di Pagine in-24, 306
Paese di Pubblicazione ITA
Lingua di Pubblicazione ITA
Note

TITOLO COMPLETO: Studii teorico-pratici sull'arte di recitare e di declamare nelle sue corrispondenze coll'oratoria, colla drammatica e colla musica di E. L. Franceschi.

"L'arte di ben porger la parola" è ciò che secondo Franceschi è alla base sia dell'oratoria, sia della recitazione. In entrambi i casi, infatti, è fondamentale conoscere tecniche basilari come intonazione, accentazione, inflessione.
A differenza dell'oratoria, la recitazione, oltre agli aspetti più squisitamente tecnici legati alla risonanza della parola, deve necessariamente contemplare il "moto dell'animo", deve cioè legare al suono "un certo gesto, un certo sembiante", alimentati da un preciso stato d'animo aderente al carattere dato.
Il testo presenta una dettagliata analisi dell'arte comica. Per l'autore il comico è l'unico artista la cui opera, diversamente dal pittore o dallo scultore, e anche dal poeta, nasce e muore con lui. È infatti da considerarsi tanto "artefice", quanto "materia" stessa. Il suo primo compito è quello di affinare la sua sfera emotiva e allenarla ad assumere una diversa disposizione a seconda dei diversi componimenti drammatici che legge di volta in volta. Altrettanto fondamentale è possedere un perfetto controllo del suo volto, in particolar modo degli occhi, delle braccia e del tronco in modo da rafforzare la parola o addirittura, in taluni casi, da poterla supplire. 
Necessaria alla giusta esecuzione dei drammi è la figura del "direttore". Franceschi non si riferisce né ad un "comico di mestiere" che ha calcato per anni numerosi palcoscenici, né ad un attore di successo. Si tratta di un capocomico capace di rispettare l'opera drammatica, tenendo in considerazione quanto espresso dall'autore nelle "note" e nelle "avvertenze", assicurandosi – durante le prove – che "tutto proceda regolarmente e senza controsensi" in modo che ogni attore possa assumere "posizioni e situazioni" rispondenti al suo personaggio. Questo "abile maestro di recitazione" deve garantire concerto e armonia sulla scena. Tale armonia non è da intendersi solo sul piano musicale del verso, ma va considerata come un parametro imprescindibile che sottende la messa in scena: costumi, scene, gestione delle comparse, riduzione all'osso degli interventi del suggeritore.
Terminano il volume alcuni Aneddoti drammatici e articoli (Gustavo Modena, La Rachel nella tragedia, Cherubini, L'arte drammatica e la Compagnia Reale sarda).


 

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