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TITOLO COMPLETO: Studi sulle Arti Imitatrici di Carlo Blasis maestro di perfezionamento dell'I.R. Accademia di Ballo in Milano.
Dopo aver affrontato la questione relativa all'analogia che esiste tra le arti imitatrici (poesia, pittura, musica, scultura, ballo, mimica) il cui scopo è "raffigurare co' loro particolari mezzi le produzioni della natura" l'autore precisa che un'opera d'arte ha l'obiettivo di "parlare alla mente, ed interessare il cuore". Quando ci si trova di fronte ad opere capaci soltanto di "parlare alla mente", significa allora che si è al cospetto di figure "senza idee, senza passione". Si è cioè di fronte ad un'imitazione svuotata della sua dimensione artistica, la quale è data dall'espressione delle passioni, dei sentimenti. Pertanto anche l'attore, così come qualsiasi altro artista, deve infondere un'anima sensibile nella sua creazione, evitando nel contempo di esagerare rendendo il personaggio eccessivamente affettato. E ciò è possibile, secondo Blasis, attraverso lo studio e il continuo esercizio.
In tal senso, è fondamentale per l'attore drammatico conoscere l'arte del mimo poiché questa non è solo in grado di ritrarre la natura 'fisica' dell'uomo, ma anche quella 'morale', restituendo in scena passioni, sentimenti e caratteri in maniera autentica. L'attore così come il mimo deve allenare "l'anima a sentire" coniugando fervida immaginazione a naturalezza. In caso contrario sarà un attore "freddo, monotono, insignificante". Egli dovrà inoltre penetrare in maniera profonda il personaggio, studiandone le passioni, l'indole, ispirandosi all'autenticità dei sentimenti provati in modo da portare sulla scena la sua interpretazione di uno stato d'animo espresso attraverso la "fisionomia", l'atteggiamento, i gesti e movimenti, e non l'imitazione.
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Ristampa della prima edizione: Bologna, Forni, 1971. (Facsimile) |