| Note |
Il testo, diviso in tre parti,
parla dei doveri dell'artista teatrale, offrendo agli attori e ai cantanti una
serie di indicazioni e norme che riguardano l'ambito fisico, intellettuale,
estetico e drammatico.
Nella prima parte (articolata in
44 punti) l'autore si sofferma
principalmente sulle doti e l'educazione necessarie all'attore drammatico e
melodrammatico nonché sui comportamenti e gli atteggiamenti da tenere in scena
e fuori scena.
La seconda parte (suddivisa in 67 punti) è destinata
principalmente ai cantanti, concentrandosi soprattutto sulle abitudini che
possono procurare danni alla voce. Non mancano però indicazioni più generiche,
rivolte anche agli attori, sul comportamento da tenere in scena o sui diritti e
doveri previsti dalla normativa contrattuale.
Nell'ultima parte, esposta
in forma discorsiva, l'autore si sofferma anzitutto sul comportamento morale delle
attrici, smentendo i pregiudizi di coloro che criticano la carriera teatrale come
fonte di corruzione. Se le donne si lasciano traviare, la causa va ricercata
nella cattiva educazione ricevuta e non nella professione teatrale. A chi
sostiene, poi, che le attrici si prostituiscono per accattivarsi il consenso
del pubblico obietta che l'effetto ottenuto, in realtà, è l'opposto: gli
spettatori, infatti, preferiscono quelle interpreti che sanno trasmettere
sentimenti autentici con animo puro.
Infine l'autore si sofferma sule
condizioni economiche della professione
e, rivolgendosi unicamente agli attori, consiglia di sposarsi in tarda età
così da potersi dedicare serenamente e senza vincoli all'arte e accumulare quanto
necessario per assicurarsi una decorosa vecchiaia. |